I santi apostoli Pietro e Paolo
I Santi Patroni di Galatina sono gli apostoli Pietro e Paolo, i loro festeggiamenti si tengono il 28, 29, 30 Giugno. Entrambi hanno lasciato segni tangibili della loro sosta nel paese.
San Paolo fu ospite di un abitante di Galatina e, grato per l'accoglienza, diede all'uomo ed ai suoi discendenti il potere di guarire tutte le persone che, morse dalla tarantola (piccolo ragnetto dal morso velenoso ma non mortale) a loro si rivolgevano.
E' assolutamente documentata, anche la visita a Galatina di S. Pietro apostolo, che qui si fermò reduce dal viaggio in Antiochia nel 42 dopo Cristo. Per ricordare l'avvenimento i Galatinesi gli dedicarono la chiesa Madre e, per un certo periodo, cambiarono anche il nome del paese, chiamandolo San Pietro in Galatina. Nella chiesa Matrice è tuttora conservata la pietra sulla quale il Santo riposò le sue stanche membra.
Vuoi vedere un filmato della passata edizione? by Galatina.it
La città di Galatina
Galatina è un importante centro del Salento, situato a circa 20 Km. dal capoluogo; del suo comprensorio fanno parte anche le frazioni di Noha, Collemeto e Santa Barbara.
Molte dispute sono sorte sulle sue origini e a tutt'oggi si possono formulare solo ipotesi. Alcuni studiosi affermano che a fondarla fu Vidomaro, condottiero dei Galli, altri asseriscono che la sua nascita si deve ai Tessali e che il toponimo deriva da Galatena, loro città di provenienza. Qualcuno azzarda il nome di Galata, figlia di Teseo, qualcun'altro quello dell'ateniese Lizio Idomeneo.
Nel corso dei secoli, la cittadina è appartenuta a diversi Signori, fu quindi accorpata alla contea di Soleto e ne seguì per molto tempo le sorti. L'economia cittadina è basata sull'agricoltura che vede una buona produzione d'olio, vino e tabacco. Ben sviluppato è anche l'artigianato che si basa sulla lavorazione del cuoio, del ferro, della ceramica e sul ricamo. L'industria è presente con imponenti cementifici e stabilimenti tipografici.
A Galatina vi sono diverse chiese belle, antiche e trasudanti di storia da ogni pietra di cui sono composte; di grande interesse quella di Santa Caterina d'Alessandria che è uno dei pochi, rari esempi di stile gotico di tutto il Salento, fu fatta costruire da Raimondello Orsini del Balzo intorno al 1384 e terminata nel 1391 per volontà del figlio Gian Antonio. Di stile barocco è invece la chiesa di San Pietro e Paolo (la chiesa matrice) che sfoggia una maestosa facciata d'ineguagliabile bellezza. Molto nota è anche la chiesetta di San Paolo, dove ogni anno si riuniscono i "tarantati" che qui danzano sulle note di una musica sfrenata ed incalzante, fino all'esaurimento fisico; un fenomeno, questo, tuttora sospeso tra isterismo e antichi rituali di origine magica.
Il fenomeno del "tarantismo"
La Cappella di San Paolo a Galatina (Le), facente parte del palazzo Tondi-Vignola, da secoli rappresenta il cuore e il simbolo di quell'antico fenomeno un tempo ampiamente diffuso in Terra d'Otranto, che è noto con il nome di tarantismo.
Esso si basava su una credenza popolare, secondo la quale il morso della tarantola poteva provocare una misteriosa malattia che colpiva sopratutto le donne nel periodo assolato della mietitura, e che la medicina ufficiale non riusciva a guarire. Le tarantate, cioè coloro che erano state morse dalla tarantola, provenivano dai vari paesi del Salento. Giungevano numerose alla Cappella in occasione della festa patronale dal 28 al 30 giugno, vestite di bianco, per chiedere la grazia a San Paolo, protettore dei tarantolati. Partivano dalle loro case sui carretti accompagnate dai familiari, che assoldavano i suonatori per l'occasione. Tutti insieme, all'alba del 28 giugno, si dirigevano alla Cappella di Galatina, il "feudo sacro" protetto da San Paolo, che aveva reso immune questa terra e i suoi abitanti dal morso degli animali velenosi, come narra una leggenda locale.
La puntura della tarantola non conosceva rimedi scientifici, invano infatti, la ragione e la scienza cercarono di spiegare questa "malattia" studiando i casi clinici di tarantolismo e sezionando le tarantole per analizzare il veleno. Nessun rimedio riusciva a curare le tarantate. Per alleviare le loro sofferenze, l'unico "antidotum venenum" era una musica frenetica scandita dal ritmo ossessivo del tamburello, che faceva ballare la tarantata per ore e giorni consecutivi, al ritmo della "pizzica-tarantata". Solo attraverso l'esorcismo musicale-coreutico, la tarantata riusciva a riconquistare lo stato di salute.
| | |