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Una città straordinaria
Passeggiando per Lecce si rischia ogni volta di essere catturati nell'ineffabile mondo del barocco leccese. Qui le chiese ed i palazzi sono stati l'occasione ideale per far esplodere tutta la forza creativa e l'energia compressa dei salentini.
Santa Croce prorompe sorretta dalle cariatidi nel trionfo della Croce, mascherando i suoi segreti: etnie lontane e vicine nei volti, un antico mondo magico-religioso nei simboli e la gioia di vivere dei pugliesi nei ridondanti frutti di pietra. Con Lei dovettero confrontarsi gli Adorno, edificando il loro palazzo dal bugnato gentile, che incornicia l'ampio portale. Non si poteva competere con quel ricamo di pietra.
È un mondo che cattura, in maniera altrettanto forte ed improvvisa degli edifici religiosi. Questo barocco leccese, architettura dell'essere, capace di portare, come asseriscono i più sensibili, ad uno stato tale da farci udire le incredibili ascese vocali del martinese Farinelli e le melodie del leccese Tito Schipa. Voci dal barocco al liberty, suoni di un'architettura altrove lontana ma qui unita a doppio filo.
A Lecce basta camminare e guardarsi intorno. Il centro storico è un palcoscenico a cielo aperto. Su palazzi e chiese questa pietra è stata intagliata in animali fantastici, decorazioni oniriche e mitologiche, ghirlande di fiori e frutta, figure di santi, putti, miraggi da capogiro ispirati dall’ansia di meraviglia.
Ma la magia di Lecce non si esaurisce nel barocco, e anzi si svela nella convivenza armonica di questo difficile stile con le altre testimonianze ancora vive dell’antichissima storia della città: l’anfiteatro romano in Piazza Sant´Oronzo, con la colonna terminale della via Appia - su cui svetta la statua di S. Oronzo – è un esempio di un passato meno recente che si affianca con discrezione a quello dominante. Come non citare poi il Castello di Carlo V, di origine cinquecentesca, da cui si dispiega la cinta muraria, che racchiude il centro storico e che costringe, camminando lungo la sua fortificazione, ad ammirare con gli occhi all’insù, le porte della città: Porta Rudiae, così chiamata perché da essa iniziava la strada per la città di Rudiae, Porta Napoli conosciuta anche come Arco di Trionfo, e Porta San Biagio che risale al 1700.
Lecce è nota poi per l´artigianato della ceramica, della terracotta e soprattutto della cartapesta, che, specie durante il periodo delle festività natalizie, colora con le sue statuine dai mille volti i presepi realizzati agli angoli della città, e le bancarelle dei mercatini caratteristici.
Alcune perle in città
La chiesa di Santa Croce - Allo sguardo ammaliato di chi ne osserva la spettacolare facciata appare come un miraggio. Le innumerevoli decorazioni di uomini e animali fantastici, la ricca trama di simboli sorprendono chi percorre il fastoso e solenne interno. La basilica fu iniziata già nel 1353, ma il suo mecenate, Gualtiero VI di Brienne morì tre anni dopo; i lavori ripresero solo nel 1549 grazie agli architetti Gabriele Riccardi, Giuseppe Zimbalo e Cesare Penna, tutti leccesi, e alla collaborazione di numerose maestranze di intagliatori e scalpellini. I lavori furono conclusi ben 150 anni dopo, nel 1695, a conferma di quanto il progetto fosse ambizioso; gli effetti del loro protrarsi sono evidenti nella ambiguità stilistica della facciata, cinquecentesca nella parte inferiore e secentesca in quella superiore La chiesa, insieme al contiguo monastero, che già ospitava l'ordine dei Celestini, costituisce un complesso architettonico straordinario, certamente l'espressione più grandiosa dell'architettura barocca di Terra d'Otranto. Vuoi approfondire?
L'anfiteatro romano - Si trova in corrispondenza di Piazza S. Oronzo, e ne sono state portate alla luce alcune parti, quasi la metà nel complesso, tra il 1904 ed il 1938. La costruzione è d’età augustea, ed è di ragguardevoli dimensioni: m 102 x 82; è stata realizzata in parte con lo scavo del terreno, in parte con architettura ad arcate sorrette da pilastri di tufo. Queste ultime sostenevano un doppio ordine di gradinate, di cui solo quello inferiore è conservato. L’arena è ellittica, ed era separata dalle gradinate da un alto muro guarnito di un parapetto rivestito di un fregio in marmo con scene di caccia ad animali feroci: il che rimanda al tipo di spettacoli che si tenevano nell’arena. I pezzi superstiti del fregio sono sistemati al suolo, sotto il parapetto; tutti gli altri materiali notevoli pertinenti al teatro, iscrizioni latine comprese, si trovano nella galleria scavata nella roccia che corre intorno all’arena. Da notare, infine, che nei pressi dell’anfiteatro fu scavata anche una necropoli preromana, che ha restituito iscrizioni messapiche. Vuoi approfondire?
Piazza Duomo - Uno dei nodi focali della città è Piazza Duomo, una tra le più belle d'Italia. Vi si accede da un passaggio angusto così lo scenario ampio, signorile ed elegante si apre inatteso a chi vi si affaccia per la prima volta. La sua spettacolare teatralità colpì non poco i dotti viaggiatori del secolo scorso alla scoperta dei tesori della Terra d'Otranto. Il tedesco Ferdinand Gregorovius, dichiarò: "non ho mai visto facciate con decorazioni tanto ricche come qui", il francese Paul Bourget vi riconobbe "fantasia lieve, folle eleganza e grazia felice", l'inglese Martin Briggs provò il coup de foudre per le opere d'arte. La piazza è una sorta di scena teatrale: intorno ad un cortile si allineano il Duomo con il campanile, il Palazzo Vescovile e antichi palazzi. Spettacolare, il Duomo fu costruito una prima volta nel 1144, poi nel 1230. Fu completamente ristrutturato negli anni tra il 1659-70 da Gustavo Zimbalo a cui si deve l'attiguo campanile. La facciata principale, piuttosto semplice sotto il profilo decorativo, si sviluppa in due ordini arricchiti dalle statue di S.Gennaro, di S. Ludovico e dei SS Pietro e Paolo. La facciata laterale è riccamente decorata: lo sfarzoso portale, presenta ai lati due nicchie con le statue di S. Giusto e Fortunato, ed è sovrastato da una balaustra con al centro la maestosa statua di S. Oronzo. Vuoi approfondire?


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