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Salento, terra di arte, cultura e natura
Grecia Salentina, una Salento nel Salento

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Questo particolare territorio del Salento
Grecìa SalentinaLa Grecìa Salentina costituisce uno dei territori più interessanti nel panorama culturale e turistico dell'Italia, grazie ad un patrimonio che dalla cultura (con la lingua, la storia e la tradizione grika, la musica popolare, gli eventi come la Notte della Taranta) all'arte, con monumenti che tagliano il tempo (insediamenti rupresti, siti archeologivi, dolmen, menhir, specchie, neviere, cripte, frantoi ipogei, castelli, palazzi, chiese, case a corte, ecc.), alla natura ed all'ambiente, al tessuto di piccole e medie aziende agroalimentari, all'artigianato, alla gastronomia, fino ai servizi al turista ed alla cultura dell'ospitalità, crea un appeal straordinario. Di quest'area fanno parte i comuni di: Calimera, Carpignano Salentino, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino. I paesi sono riuniti nell'Unione dei comuni della Grecia Salentina, comprendente circa 50.000 abitanti. I comuni dell'Unione condividono non solo la cultura e (in parte) la lingua, ma anche una serie di servizi comprensoriali. La sede dell'Unione è a Calimera.
La Grecìa Salentina è un'area del Salento dove è ancora diffuso il Griko, una lingua greca parlata un tempo in gran parte della penisola Salentina (Puglia meridionale). I rapporti di questa regione con la Grecia sono stati stretti fin dall'epoca della Magna Graecia, ma particolarmente lo furono nel periodo in cui il Salento restò sotto il dominio dell'Impero Romano d'Oriente (VII-XI secolo). La lingua grika è, oggi, il risultato di secoli di sovrapposizione culturale, che ha alterato alcuni degli elementi originari, fondendoli con le lingue dei contesti in cui il Griko si parlava. I dialoghi sono la testimonianza di una lingua ancora viva che, da un lato, va perdendo progressivamente, soprattutto nel lessico, le sue peculiarità; dall'altro, continua ad assimilare nelle sue strutture gli apporti linguistici esterni, dando luogo a volte a curiosi fenomeni. La guida linguistica si propone di organizzare (e magari introdurre gradualmente al griko chi ne sia ignaro) il materiale linguistico rimasto: lessico e strutture grammaticali e sintattiche. Tale organizzazione, non ha intenti filologici, non vuol cogliere dipendenze dal greco antico né evidenziare nessi o analogie di sviluppo col greco moderno; molto più semplicemente e modestamente prende in esame il griko nella sua autonomia ed assolutezza. Il vocabolario raccoglie il lessico ancora utilizzato, o quanto meno ancora ricordato.
I comuni della Grecìa Salentina
Quest’area è formata da nove cittadine, dove la tradizione riporta indietro nel passato, a un antico linguaggio (il “griko”, una sorta di greco solenne), che ancora oggi è parlato dagli anziani, e che si può vedere all’entrata di ogni città, nei cartelli stradali che riportano le parole “kalos irtate”, che significa “benvenuti”. Consigliamo di visitarla in almeno due giorni, cosicché si possano ammirare gli splendidi luoghi e ascoltare il griko parlato in ogni angolo della città. Inoltre, se si ha tempo, si possono mangiare delle specialità dal sapore greco molto gustose.

Soleto è la prima città che si incontra, famosa per la Guglia di Raimondello, il campanile della chiesa dedicata a Santa Maria Assunta costruito nel 1397. La leggenda racconta che quattro diavoli lo costruirono tutto in una notte. Comunque è uno splendido campanile, alto 45 metri, in tardo stile gotico che mostra la ricchezza e il potere della famiglia Orsini del Balzo, il cui prestigio ha reso Soleto la più importante cittadina della Grecìa Salentina. Si può anche visitare la cappella di Santo Stefano (1300), una cappella piccola e graziosa, con il suo portale romanico, con il suo campanile gotico a volta, e la facciata in pietra leccese. Gli affreschi e le iscrizioni sui muri sono in stile bizantino, così come il “Cristo benedicente”, l’affresco nell’abside dove quattro vescovi reggono un ornamento contenente preghiere della liturgia bizantina. Saccheggiata dai Turchi nel 1480, dopo l’assedio di Otranto, Soleto ancora oggi conserva uno splendido centro storico ricco di palazzi nobiliari risalenti al 1400 e al 1500 in stile barocco.

Successivamente c’è Sternatia, una città del IX-X sec. d.C., un periodo che vide una forte immigrazione di monaci e mercanti dalla Grecia e dall’Oriente. In quel tempo Sternatia era sotto i Normanni, poi sotto gli Orsini del Balzo e infine sotto la famiglia Granafei, che mantenne il feudo fino al XIX sec. Un vecchi ulivo nel centro della piazza dà il benvenuto ai visitatori; sembra come se l’albero custodisca il segreto della città, antiche immagini di contadini al lavoro o donne nei campi. Sul campanile della chiesa dell’Assunta c’è un vecchio orologio, che segna il passare del tempo nelle cripte, nei campi di ulivo, e nelle stradine dove all’ora di pranzo, si sente un odore di peperone arrostiti. A pochi passi dalla piazza c’è Palazzo Granafei, una grande fortezza del XVIII sec. con uno splendido chiostro. Anche Sternatia è nota per il frantoio ipogeo, recentemente restaurato. Si può scendere a vedere come si faceva l’olio nel passato. Oltre le mura del XV sec. c’è la cripta di San Sebastiano (IX sec.), ricca di affreschi raffiguranti la Santissima Trinità. Non bisogna dimenticare di visitare anche l’ex convento dei Domenicani, ora sede del municipio.

Pochi chilometri più lontano c’è Calimera, che in griko significa “buongiorno”. La chiesa madre si trova in piazza del Sole, ed è dedicata a San Brizio; all’interno ci sono altari barocchi e bellissimi dipinti. Nella piazza c’è anche una piccola cappella (la cappella del Crocifisso), con un crocifisso policromo in legno, in un altorilievo del XVI-XVII sec. Rappresenta Cristo subito prima della sua morte. Non lontano da qui, nel parco, c’è una piccola edicola con una stele funerea del IV sec. a.C. Testimonia il legame tra Calimera e la Grecia, infatti la stele fu scoperta ad Atene e donata nel 1960 “come testimonianza dell’origine comune”. Calimera è una città ricca di religione, leggende e rituali. Per esempio sulla via per Martano c’è la cappella di San Vito; qui ogni anno il lunedì di Pasquetta, ha luogo un antico rito magico propiziatorio per la ricchezza e la produttività. Nella cappella, infatti, c’è una pietra magica chiamata “la petra de santu Vitu” (la pietra di san Vito), che risale all’era preistorica; ha un buco nel mezzo, e magicamente chiunque riesce a passarci attraverso. Questo atto è considerato propiziatorio di un buon raccolto.

Nel cuore della Grecìa Salentina c’è Zollino. Qui non ci sono molte memorie storiche. Forse fu fondata dalla gente di Soleto, infatti il suo stemma regge un sole, così come in quello di Soleto. La città sentì una forte influenza bizantina, ma i rituali greci scomparirono nel 1688. C’è la chiesa dedicata a San Pietro e Paolo e, nella piazza principale, la colonna del XVIII sec. A Zollino si festeggia Sant’Antonio, che nel passato protesse la città da alcune catastrofi naturali: terremoti e inondazioni.

Martano fu probabilmente fondata dal centurione romano Marzio, come deduciamo dallo stemma. Dopo la caduta dell’impero romano, Martano fu sotto la dominazione greca, e dai greci ereditò usi e costumi. C’è uno splendido Castello Aragonese (XV sec.) che protesse la città dai turchi nel 1480; le mura e le sei torri sono ancora visibili. La chiesa parrocchiale è dedicata alla Vergine; poi ci sono la cappella del Carmine, la cappella dell’Immacolata (con un grazioso altare barocco), il monastero dei Cistercensi (costruito dagli Alcantarini) e molti altri piccoli palazzi con portali e balconi che vale la pena visitare.

Martignano è la città più piccola della Grecìa Salentina. Tuttavia, nonostante non ci sia un gran numero di abitanti, è una città ricca di eventi, tra cui i più famosi sono il Carnevale, e la festa in onore del santo patrono. La facciata della chiesa madre non è molto elegante, ma all’interno conserva splendide opere d’arte. Si può ammirare il campanile costruito nel 1681e i due altari laterali. Altri importanti monumenti sono: la Cappella di San Giovanni (con un ritratto di San Giovanni nell’atto di dare il battesimo a Gesù), il convento dei Frati Francescani costruito nel 1600, Palazzo Palmieri (con un bellissimo giardino sul retro che ora è un parco pubblico e un frantoio), e le “Pozzelle” che originariamente erano usate per raccogliere l’acqua piovana usata per l’irrigazione.

Come Calimera, anche Castrignano dei Greci richiama nel nome la sua origine greca. Tra il IX e il X sec. La città fu sotto la dominazione dei greci e bizantini, che imposero le loro leggi, lingua e abitudini; infatti Castrignano ha mantenuto i riti bizantini fino al 1614. Ancora oggi la gente parla una sorta di dialetto greco e segue alcune antiche abitudini prese dalla civiltà greca. Tuttavia le origini della città sono incerte dal momento che la leggenda dice che fu fondata da Minosse o dal romano Castrinus e che serviva per fermare le invasioni dal mare e dal nord. Ciò che sappiamo per certo è che fu fondata vicino un accampamento romano. Nell’area edificata si può ammirare la cripta bizantina di Sant’Onofrio (VI sec. d.C.). Fu costruita dai monaci Basiliani e le fu dato quel nome perché nell’area c’era un menhir su cui era posata la statua de santo. All’interno della cripta c’è anche l’iscrizione greca “IBYZ” che significa “1237”, probabilmente l’anno in cui fu restaurata. Il castello, costruito in pietra leccese, era una volta circondato da un profondo fossato. Sul portale si può vedere lo stemma della famiglia Gualtieri, sua prima proprietaria. La facciata fu ristrutturata nei primi anni del seicento e ha bellissime decorazioni barocche, poiché questo fu il periodo di splendore dello stile barocco. La chiesa parrocchiale è la chiesa dell’Annunziata, costruita nel 1878, in cui sono conservati splendidi dipinti. Nel parco Pozzelle ci sono circa un centinaio di cisterne molto ben conservate fino ad oggi; erano usate per ricevere l’acqua piovana che poi era utilizzata dalle abitazioni.

Melpignano è famosa non solo per il convento, ma anche per la piazza principale (Piazza San Giorgio), inusuale per il Salento: infatti è formata da portici con volte a botte circolari. Fu costruita in questo modo poichè nel XVI sec. si svolgeva un importante mercato, con mercanti da Lecce, Bari e Napoli. Poco lontano c’è il parco della Pace, un vero parco giochi per bambini in uno splendido giardino pieno di altalene, scivoli e altre giostre. Di fronte alla piazza c’è la splendida chiesa di San Giorgio (1500) dove due famosi cantanti, Nabil e Noa, hanno recentemente ricevuto la cittadinanza onoraria per il suono della musica miracolosa che cura la “tarantite”. A Melpignano si possono anche gustare specialità gastronomiche, specialmente pizze cotte nel forno a legna e gelati.

Corigliano d’Otranto è famosa per il suo castello medievale. Da Piazza San Nicola, attraverso l’arco Lucchetti (1497), si entra nel centro storico. Sull’arco sono incisi simboli, elementi metaforici e immagini, che sembrano essere lavori di un grande artista, non di un piccolo scultore di pietra leccese. Nella piazza si può ammirare la Torre dell’Orologio e la splendida facciata di palazzo Comi, con il suo piccolo cherubino che regge una finta finestra a ogiva. Nella chiesa di San Nicola (1622) c’è un mosaico dell’albero della vita che richiama quello nella cattedrale di Otranto. Subito dopo c’è il campanile, simile a quello di Soleto.


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