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Gallipoli: la città bella
La città di Gallipoli, dal greco Città Bella è una perla nelle acque azzurre dello Ionio. Antica città di pescatori e marinai, roccaforte contro i Turchi, luogo dal fascino orientale, con le sue splendide spiagge, i bellissimi monumenti storici che la circondano, i profumi della salutare e squisita cucina tradizionale, i vicoli del suo borgo.
La cittadina è resa ancora più caratteristica dalla divisione in due zone: la città vecchia e il borgo nuovo. Il centro storico sorge su di un' isola calcarea collegata alla terraferma da un ponte in muratura ed è ricco di costruzioni antiche e di affreschi.
Per fronteggiare gli attacchi nemici, nel 1500 si costruirono le mura di cinta che poi furono ridimensionate in altezza alla fine dell'800 fino all'attuale strada panoramica che circonda l'intero isolotto, consentendo di godere del fantastico panorama. Verso nord si può ammirare una parte della costa neretina, mentre a sud è visibile la baia formata dal promontorio del Pizzo.
Ad ovest, nei pressi della costa, con lo sguardo si incontra lo Scoglio dei Piccioni, l'isolotto del Campo ed in giornate particolarmente limpide si scorgono i profili dei monti della Sila, mentre a sud-ovest appare chiara l'isola di Sant'Andrea con il suo grande faro.
Subito dopo aver attraversato il ponte ci si trova dinanzi alla fontana greco-romana, considerata la più antica d'Italia. Da qui si imbocca subito al borgo nuovo della città attraverso Corso Roma, che divide la città nuova in due tronconi, detti di 'scirocco' e 'tramontana'.
A nord di Gallipoli, a quasi un miglio dalla terraferma, si trova l'isola di Sant'Andrea, che prende il nome da un'antica cappella, ha un'estensione di circa 5 ettari. Nel XVIII secolo veniva utilizzata come pascolo per le greggi che venivano trasportate sulle barche dei pastori. Nella parte più alta dell'isola c'era una fonte di acqua dolce che consentiva di abbeverare le greggi. Nel 1866 fu costruito il faro a luce mobile per aiutare i pescatori durante le tempeste. L'isola di S. Andrea costituisce un sito di notevole importanza archeologica con insediamenti dell'età del bronzo. L'area rappresenta l'unico sito di nidificazione, del versante ionico ed adriatico d'Italia, della specie di Gabbiano Corso.
La città, meta ambita di turisti, ha incantevoli spiagge lungo la litoranea ed è attrezzata di alberghi e camping. L'economia si basa sul turismo, pesca e commercio.
Alcune perle in città
La Cattedrale - La cattedrale di Gallipoli è dedicata a S. Agata, costruita a partire dal 1629, sorge imperiosa al centro della città e circondata da numerosi palazzi signorili.
Costituisce il monumento principale dell'architettura barocca di Gallipoli.
Diversi secoli prima, sullo stesso posto, sorgeva un'altra chiesa, dedicata prima a San Giovanni Crisostomo e poi, dal 1126, a Sant'Agata che poi fu distrutta. La facciata è realizzata in pietra di carparo e presenta varie statue di pietra leccese tra cui Sant' Agata, San Fausto e San Sebastiano, Santa Marina, Santa Teresa d' Avila.
L'interno della Cattedrale ha pianta a croce latina con tre navate intervallate da due file di colonne doriche in carparo. L' altare maggiore è stato realizzato in marmo policromo, opera di Giorgio Aver. Nelle due navate laterali si distinguono dodici altari minori. Vuoi approfondire?
La Fontana Greca - La fontana greco-romana sorge nelle vicinanze del ponte che congiunge il borgo nuovo alla città vecchia. Questa fontana, ritenuta la più antica d'Italia, è stata costruita intorno al III secolo a.C.
Originariamente era posta nell' area delle antiche terme, oggi è denominata 'fontanelle'. Nel 1548 venne trasportata nei pressi della chiesa di San Nicola, ormai scomparsa, dove rimase fino al 1560, poi venne nuovamente smontata e ricostruita nel luogo dove attualmente sorge.
La facciata che guarda a scirocco, è suddivisa in tre parti da quattro cariatidi che sorreggono l'architrave con un ricco decoro ed è alto circa 5 m. Nei bassorilievi, ricavati da lastre di pietra dura locale, sono scolpite scene che rappresentano le tre metamorfosi delle mitologiche Dirce, Salmace e Biblide. Vuoi approfondire?
Il Castello Angioino - Il Castello- fortezza, risale ai secoli XIII-XIV, ma fino al XVII ha subito modifiche, aggiunte e ristrutturazioni. Il primo impianto del Castello doveva essere quadrangolare, dopo il ritorno alla Corona della città, gli aragonesi costruirono un recinto a pianta poligonale fortificato agli angoli da torri cilindriche.
I lavori furono svolti su disegno dell'architetto senese Francesco di Giorgio Martini. Altri lavori ripresero in età viceregnale spagnola con la costruzione a Sud Est del bastione poligonale, cosiddetto 'torrione di vedetta'. La separazione del puntone-torrione dal resto del castello con la conseguente trasformazione del rivellino isolato nelle acque, diede al castello l' aspetto di una fortezza moderna.
L'interno ha grandi sale con volte a botte e a crociera, vari cunicoli e camminamenti.
Il Castello Gallipolino è considerato uno degli ormai rarissimi Castelli ad essere bagnato direttamente dal mare e la sua costruzione evidenzia l' altissima e ardita tecnologia ingegneristica. Vuoi approfondire?
La "città vecchia" - Gallipoli si divide in due parti nettamente distinte, una parte moderna chiamata Borgo che si trova più ad est su di un promontorio, e una parte antica chiamata Città Vecchia situata più ad ovest su un'isola di origine calcarea. Queste due parti della città sono unite da un ponte.
La parte antica della città è circondata da mura e bastioni lunghe circa un chilometro e mezzo, che difendevano la città dagli attacchi dei nemici provenienti dal mare.
Le vie del centro storico sono strette e tortuose, questo schema di costruzione risale alla prima metà del 900 Dopo Cristo, quando la città fu conquistata dai Saraceni. La strada principale del centro storico di Gallipoli è via Antonietta De Pace che separa in due zone la parte antica della città. Un tempo Gallipoli era unita alla terra ferma da un istmo, l'unico passaggio per accedere alla città, questo passaggio prendeva il nome di Porta Terra e fu creato nel 1310 ad opera di Roberto D'Angiò, il figlio di Carlo Secondo. Successivamente questo passaggio fu distrutto nel 1887.


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