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Salento, terra di arte, cultura e natura
Architettura, arte, baroccco nel Salento


Ecco come l’UNESCO descrive il Salento e il barocco leccese.
La penisola salentina nella Puglia sud-orientale si estende tra il mar Adriatico e il mar Jonio, dalle ultime colline delle Murge fino al Capo Santa Maria di Leuca, e il suo rinomato omonimo santuario, che segna il Finibus Terrae, probabilmente costruito sulle rovine di un antico tempio dedicato a Minerva. La penisola salentina è prevalentemente calcarea, con un tipico panorama carsico, non ricco di acque di superficie, caratterizzato da una profusione di crateri sotterranei, caverne e grotte.

Nel corso dei secoli, il panorama è stato modificato dai Greci, Romani, Bizantini, Normanni e Aragonesi, man mano che questa terra di confine acquisiva sempre più importanza strategica e commerciale. Ogni dominazione ha profondamente influenzato il paesaggio della penisola, e l’identità di questi antichi costruttori la si può ritrovare sia nel paesaggio rurale, sia nelle città. Muretti a secco, menhir, dolmen, promontori d’osservazione (le cosiddette Specchie) e i frantoi ipogei sono le più antiche testimonianze lasciate dai messapi, una popolazione Illirica che si insediò nella penisola salentina nel primo millennio a.C.; dopo costanti scontri con la colonia greca a Taranto, furono conquistati dai Romani nel 266 d.C. I Messapi occuparono un vasto territorio conosciuto come Grecìa Salentina, dove sono ancora visibili le tracce dell’antica rete stradale. L’estensione di questo territorio si ridusse gradualmente e ora include nove città dove si rivive l’antico linguaggio locale, il Griko. Antiche cattedrali, case nobiliari, castelli e torri di controllo sono segni delle occupazioni normanna (XI e XII sec.) e aragonese (XII e XV sec.).

Queste occupazioni hanno fortemente alterato le strutture politico-sociali medievali, ma il paesaggio della penisola è anche il prodotto del duro lavoro quotidiano dei contadini, che per secoli hanno lavorato instancabilmente su un suolo impervio e roccioso, riempiendo il paesaggio rurale con “caseddhri” e “pagghiare”, le tipiche capanne per gli attrezzi costruite con pietre estratte dal terreno. La caratteristica più tipica di questa cultura agricola sono le masserie, nate dalla frammentazione di grandi latifondi, ed equamente distribuite in tutto il territorio. Fin dal medioevo, il sistema basato sulle proprietà terriere rifletteva la struttura economica – proprietà, coltivazione e gestione della terra – che rimase invariata fino agli anni cinquanta. L’architettura di queste fattorie variava da modeste case di campagna fino a proprietà fortificate per la difesa di regioni interne.

Intorno alla seconda metà del XIII sec., l’autorità iniziò ad essere mostrata anche nelle zone rurali, e alcune di queste costruzioni furono arricchite con elaborati portici, balconi, belvedere, decorazioni per i giardini fatti di stucchi e affreschi, che divennero piccoli gioielli di architettura.

Tuttavia, il carattere distintivo della penisola salentina, viene da una serie di scoperte architettoniche associate a un fenomeno artistico noto come barocco leccese, che si sviluppò a Lecce, centro storico e artistico del Salento, e nella Terra d’Otranto tra la seconda metà del XVI sec. e la fine del XVII. In quegli anni, grazie a una particolare combinazione di idee e circostanze, la cultura e la struttura urbana della città e della provincia fu totalmente rimodellata con opere che composero un inconfondibile tessuto urbano di assoluto valore architettonico e artistico. La pietra locale, una compatta roccia calcarea “color miele, che può essere incisa con un coltellino” (Cesare Brandi), usata come materiale da costruzione, aumentò fortemente la creatività degli artisti locali. La pietra è morbida e facile da intagliare, serviva per fortificare e rendeva resistente alla pioggia e all’umidità con un processo molto particolare: era intrisa in un fluido contenente latte intero, riducendo la sua porosità e rendendone la superficie forte e compatta.
Il barocco leccese si è sviluppato nel contesto della controriforma e della fondazione di ordini religiosi riformati (Teatini e Gesuiti) creati in risposta al bisogno della Chiesa di riaffermare la sua autorità, principalmente attraverso l’ostentazione del potere. Il suo stile distintivo e autonomo può essere trovato nella particolare e suggestiva combinazione di elementi architettonici sulla facciata: portici, finestre, balconi, logge, gargoyles, mensole, festoni, colonne e cornici affollati di figure umane, fiori e animali. L’espressività di queste decorazioni invade le aree prettamente religiose e può essere trovato anche sugli altari sui ciboria e sui calvari. Il riferimento alla terra, ai suoi prodotti, e alla Grazia di Dio è abbastanza chiaro quando i fiori, i festoni e spruzzi di vino son mischiati con elementi che simboleggiano i valori spirituali e cristiani.
Dal 1500 al 1710 questo nuovo linguaggio segnò un rinnovamento urbano a cui seguì una riacquistata importanza di Lecce dopo la successione della peste, stragi di massa e devastazioni dell’ultima decade del XV sec., durante il domino aragonese. La città era divenuta un importante centro commerciale del Regno di Napoli, che attraeva mercanti da Venezia, dalla Dalmazia, dalla Grecia e dalla Lombardia, e il suo prestigio aumentò ancora di più quando divenne la sede degli uffici amministrativi regionali di Stato e del tribunale. La periferia iniziò il suo rinnovamento nel XVIII sec.
Carlo V nominò Lecce capitale della regione Puglia, e ordinò il suo rinnovamento con numerosi lavori pubblici; anche la nobiltà partecipò alla costruzione di un enorme quantità di edifici che mostravano l’influenza di questo stile che mantiene una stretta connessione con i principi classici, ma allo stesso tempo abbraccia le caratteristiche rurali della cultura della penisola del tempo.

Un esempio è la basilica di Santa Croce tra gli edifici religiosi più interessanti ed elaborati, caratterizzata da una straordinaria profusione di elementi decorativi, come le mensole che sorreggono il balcone (un tipico elemento dell’architettura leccese) e le cariatidi sulla facciata. Vale la pena ricordare, dopo la basilica, il palazzo della prefettura, il palazzo del seminario, e le chiese di Santa Chiara, SS. Niccolò e Cataldo (ristrutturata) e del Rosario. Un vero gioiello del barocco è anche piazza del Duomo che mostra una particolare sintesi attrattiva delle principali caratteristiche di questo stile.
Il barocco e i suoi criteri decorativi furono presto adottati nell’intera penisola salentina, perfino nelle città più piccole dove i monumenti principali non sono meno significativi di quelli di Lecce. Oggi ogni vicolo, ogni strada, ogni piazza, non solo a Lecce, ma anche a Nardò, Gallipoli, Martina Franca, Ostuni, Francavilla Fontana, Galatina, Galatone e tante altre, testimonia la vasta gamma di caratteristiche espressive raggiunta dal barocco leccese.

Nardò, nel cuore del Salento, era un importante centro all’epoca dei Romani e aumentò la sua rilevanza culturale, politica ed economica durante il medioevo e il rinascimento; nel XVIII sec. le opere del noto architetto napoletano Ferdinando Sanfelice le diedero le sue caratteristiche tipicamente barocche. Questo brillante artista disegnò personalmente la chiesa della Purità (1724) e la nuova facciata della cattedrale (1725), e diede l’impulso alle innovazioni, già in pieno slancio, focalizzandosi su una ridefinizione dei volumi architettonici e della struttura urbana; il risultato può essere ammirato nelle caratteristiche stradine, nella varietà delle strade di collegamento (un ottimo esempio è quella che collega le chiese di Santa Teresa, Santa Croce, San Francesco di Paola, Santa Chiara e San Giuseppe) e in varie ville pittoresche nell’area suburbana.

Gallipoli è un altro interessante “laboratorio” dove, durante il XVII e XVIII sec., le peculiarità del barocco leccese furono applicate a importanti monumenti (come la cattedrale, e le chiese della Purità, Delle Anime, del Crocifisso, di San Francesco di Paola), in un contesto di una struttura urbana fornita di un paesaggio pittoresco: la città è costruita su un promontorio che si estende nel mar Jonio, collegato alla terraferma da uno stretto istmo. Il centro di Galatone è caratterizzato da numerosi monumenti barocchi, in particolare c’è il Santuario del Crocifisso della Pietà (1696), con la sua facciata a tre piani sommersa da nicchie, statue e un’unica grande finestra sbarrata da un cancello in pietra.

Martina Franca è situata al confine tra il Salento e la provincia di Bari, un’area nota come Valle d’Itria, importante per un altro aspetto ambientale culturalmente significativo (come la civiltà che sviluppò particolari costruzioni in pietra dette “Trulli”). Martina Franca conserva la finale evoluzione dello stile barocco; qui il barocco si mescola con il rococò, conferendo un’eleganza uniforme e una lucentezza all’intera città, alle costruzioni religiose e civili, alle strade e alle piazze.

Ostuni è caratterizzata da chiese significative; le più importanti tra quelle barocche sono la chiesa di Santa Maria Maddalena e quella di San Vito Martire. Quest’ultima fu costruita tra il 1750 e il 1754, e la sua facciata mostra interessanti cornici, nicchie, fregi e stemmi. Da ricordare anche il Palazzo Ducale.




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